Palmira
Palmira fu in tempi antichi una importante città della Siria, posta in una oasi 215 km a nord-est di Damasco e 120 km a sud-ovest del fiume Eufrate.
Il nome greco della città, Palmyra (Παλμυρα), è la fedele traduzione dall'originale aramaico, Tadmor, che significa 'palma'. Tadmor (anche Tadmur) (in Arabo تدمر) è l'attuale nome della cittadina sorta in possimità delle rovine, che dipende quasi esclusivamente sul turismo.
Storia
La città è menzionata per la prima volta negli archivi di Mari nel 2° millennio a.C. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete commerciale che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale. Tadmor è citata anche nella Bibbia (Secondo libro delle Cronache 8.4) come una città del deserto fortificata da Salomone. La città di Tamar è menzionata nel Primo libro dei Re (9.18), anch'essa fortificata da Salomone.
Quando i Seleucidi presero il controllo della Siria nel 323 a.C. la città fu abbandonata a sé stessa e divenne indipendente. Palmira fiorì come città carovaniera durente il I secolo a.C.
Nel 41 a.C. Marco Antonio cercò di occupare la città, ma fallì nel tentativo.
In seguito Palmira divenne parte della provincia romana di Siria durante il regno di Tiberio (14-37).
Nel 129 Adriano visitò Palmira e la proclamò città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana.
A partire dal 212, il commercio palmireno diminuì a causa dell'occupazione sassanide del Tigri e dell'Eufrate.
Nel 272 Aureliano la sconfisse e Palmira divenne una base militare per le legioni romane.
Diocleziano fortificò la città, assegnandole molte più legioni, per cercare di difendere Palmira dalle mire dei Sassanidi.
Durante il periodo della dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città cadde ben presto in rovina.








