La città di Alessandria d'Egitto fu fondata tra il 332 e il 331 AC da Alessandro Magno, la prima delle 32 città di questo nome, sulla costa del Mediterraneo ed è oggi il primo porto egiziano, la seconda città per grandezza dell'Egitto e capoluogo del governatorato omonimo. Il nome antico era in latino Alexandrea ad Aegyptum e in arabo al-iskandariyyah.
Si trova al 31°12′ Nord e al 29°15′ Est, 208 km a nord-ovest del Cairo, ad ovest del delta del Nilo, il cui braccio canopico, ora asciutto, si trova alla distanza di 19 km.
La città è sede dell'antico Patriarcato di Alessandria.

Le dimensioni della città furono già in partenza più grandi della media delle città antiche: secondo alcuni autori la cinta muraria avrebbe avuto un perimetro di 15 km. La linea della via est-ovest, la via "Canopica" è seguita oggi dal Boulevard de Rosette, dove sono state rinvenute tracce della pavimentazione e del canale vicino alla porta di Rosetta. Un resto consistente ne fu messo in luce nel 1899 da scavatori tedeschi all'esterno delle mura orientali, in un'area ben all'interno della città antica.
La diga dell'Eptastadio (il nome deriva dalla sua lunghezza di sette stadi, collegava l'isola di Faro alla terraferma, nel punto in cui oggi si apre la "Grande piazza" con la "Porta della Luna". Oggi è stato obliterato dall'allargamento per la realizzazione del porto moderno.

I palazzi reali occupavano l'angolo nord-orientale della città, sul promontorio di Lochias che dominava il porto occidentale (nella moderna zona di Pharillon. La località è attualmente sotto il livello del mare, così come il "porto privato" e l'isola di Antirrhodus.
Il "Grande teatro" sulla moderna collina dell'Ospedale, nei pressi della odierna stazione Ramleh. Nei pressi sorgeva il tempio di Poseidone o "tempio degli Dei Marini".
Il Ginnasio e la Palestra si trovavano nella zona orientale della città, ad una certa distanza dal mare, ma la loro posizione è sconosciuta. Sconosciuta è anche la posizione del tempio di Saturno.
Il Serapeo era il più famoso dei templi della città e si trovava nella parte occidentale, nei pressi dei cosiddetti "pilastri di Pompeo", i resti di un monumento eretto sulla bassa acropoli della città in onore di Diocleziano nel 293, di cui resta una colossale colonna in granito alta circa 30 m con il suo basamento.
Nei pressi, verso sud-ovest si trovano le catacombe egizio-romane di "Kom al Sukkfa", con camere con architetture scolpite nella roccia e sarcofagi.
Le sue gigantesche proporzioni ne fecero una delle Sette meraviglie del mondo e dal suo nome deriva il termine che designa questo tipo di installazioni. I resti della gigantesca costruzione, crollata probabilmente per un terremoto, sono oggi inglobati in un forte del XV secolo.
Nell'isola sorgeva inoltre un tempio dedicato ad Efesto.
Le cause della sua distruzione sono tuttora oggetto di discussione.

Le prime ricerche furono condotte da D.G. Hogarth con l'appoggio dell'Egypt Exploration Fund e della Società per la promozione degli Studi Ellenici nel 1895 e altre indagini furono avviate da una spedizione tedesca negli anni 1898-1899. Gli archeologi si trovarono però subito di fronte a due principali difficoltà: in primo luogo a causa della grande crescita della città moderna gli spazi dove è possibile lo scavo sono piuttosto limitati e soprattutto a causa dei fenomeni di bradisismo la parte costiera della città antica è attualmente al di sotto del livello del mare.
Tuttavia G. Botti, direttore del museo, condusse indagini nei pressi dei "Pilastri di Pompeo", che condussero al rinvenimento delle sostruzioni di un grande edificio con vasti spazi sotterranei, che è stato ipotizzato fosse il Serapeo. La punta occidentale della penisola è chiamata "Ras et-Tin" e in essa si trovano l'edificio del Circolo Navale Khediviale (del 1903) e il palazzo di Ras et-Tin, costruito da Mehmet Ali, mentre la punta orientale è nota come "Qait Bey" o "Pharos". A sud, fra la città e la palude Mareotide, corre il canale Mahmūdiyya, che sbocca nel porto occidentale.
Nel quadro di un progetto comune tra UNESCO ed Egitto, è stata costruita la nuova Biblioteca del Mondo Mediterraneo che dovrebbe poter accogliere circa 5 milioni di libri.