Le rovine di Resafa (in arabo: الرصافة) sorgono nel deserto siriano, a soli 35 km a sud dell'Eufrate, dove confluivano le vie carovaniere che portavano verso Dura Europos a sud-est e verso Aleppo ad ovest. Da Palmira e proveniente da Bosra, la famosa strada lastricata costruita da Diocleziano si dirigeva verso l'Eufratesia con stazione in questa città. Grandi traffici giungevano sotto le sue mura, e Resafa fungeva anche da centro di controllo, fornendo protezione al commercio minacciato dalle tribù locali. Per indicare la città si possono trovare anche il nome Rasappa (nell'antica lingua siriaca); più tardi Rhisapha; nella Vulgata troviamo Reseph (2Re 19,2; Isaia 37,12).
Si può supporre che la città sia stata costruita prima del IX secolo a.C. e che fu presto dominata dagli Assiri, la cui presenza è testimoniata da alcuni elenchi che nominano governatori di tale nazionalità nella regione tra l'839 e il 737 a.C. In questi elenchi Resafa appare come la capitale della provincia di Laqe; dalle menzioni bibliche (Isaia 37,12 e 2Re 19,12)si apprende che la strada del deserto dall'Eufrate a Palmira esisteva già e passava per la città di Resafa. L'eredità assira nella regione toccò agli persiani che, nonostante la solida organizzazione data al loro regno, non riuscirono a resistere all'avanzata di Alessandro Magno. Con la divisione dell'immenso regno del Macedone, la Siria cadde sotto il controllo della dinastia dei Seleucidi.

Al complesso di rovine più ampio della città e che comprende resti di epoca sia bizantina che araba, appartiene la Basilica A, nota anche come basilica di San Sergio dalla presenza, sui capitelli della navata centrale, del nome di questo vescovo. Grazie al ritrovamento dell'iscrizione di dedicazione possiamo dire con esattezza che la basilica era dedicata alla Santa Croce. L'edificio è a pianta rettangolare; l'abside a ferro di cavallo, che accoglieva l'altare e il synthronon o seggio vescovile, è fiancheggiata da due vani laterali di forma quadrata collegati ai piani superiori.
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