EGITTO

L’Egitto da scoprire: Storia e tradizione

Benvenuti in Egitto, benvenuti alle Mille e Una Notte

Non vi è dubbio l’Egitto è un paese magnifico, ricco di storia, tradizioni, costumi. La popolazione è simpatica e cordiale.

Sorima Viaggi ha preparato per Voi una guida turistica dell’Egitto, indicando le località di maggior interesse e curiosità.

Vi presentiamo una piccola storia dell’Egitto e una serie di località spettacolari da visitare, che potete selezionare dall’elenco sulla destra.

L’Egitto

In arabo si pronuncia: Jumhūriyya Misr al-‘Arabiyya, جمهوريّة مصر العربيّة, dove con Misr, مصر, s’intende l’Egitto. L’Egitto è una vasta nazione dell’Africa nordorientale. Include la Penisola del Sinai, il che rende l’Egitto un paese che fa parte anche dell’Asia. La principale parte abitata del paese si estende ai lati del fiume Nilo. Vaste aree dell’Egitto sono coperte dalle sabbie del Sahara e sono disabitate. La capitale è Il Cairo  (القاهرة).

Storia dell’Egitto

La storia dell’Egitto viene convenzionalmente fatta iniziare con l’unione di Alto e Basso Egitto da parte di Narmer, primo sovrano della I dinastia, intorno al 3200 AC anche se questi eventi vennero preceduti da una fase urbana preparatoria durata alcuni secoli. Attraverso momenti imperiali ed altri di profonda anarchia l’Egitto mantenne la sua indipendenza fino alla metà del I millennio AC quando cadde sotto il controllo persiano. Conquistato da Alessandro di Macedonia nel IV secolo AC rimase sotto il controllo dei suoi successori, Tolomei, fino alla conquista romana.

Alla divisione dell’impero romano l’Egitto divenne parte dell’impero d’oriente. Nel VII secolo d.C. fu conquistato dagli Arabi che resero il paese una provincia (wilāya) del loro califfato. Dai primi del XIX secolo l’Egitto fu tenuto con saldo e innovatore polso da Muhammad Ali (Mehmet Alì) che avviò una dinastia vicereale (khediviale), formalmente ossequiente nei confronti della Sublime Porta (Istanbul) ma sostanzialmente del tutto autonoma. Nel 1881, sfruttando l’estrema debolezza del dominio turco e giustificando il tutto con la necessità di proteggere gli investimenti europei nella zona del Canale di Suez, la Gran Bretagna e la Francia obbligarono l’Egitto a nominare due loro esperti alla guida dei dicasteri delle Finanze e dei Lavori Pubblici. Più tardi Londra occupò l’Egitto reggendolo fino al 1922, senza definirne uno status giuridico preciso e indicandolo come un semplice possedimento della Corona. Questo stato di cose proseguì fino al 1952 quando un colpo di Stato dei Liberi Ufficiali del gen. Muhammad Neghib e del col. Gamāl ‘Abd al-Nāser proclamò la repubblica, deponendo la dinastia fondata da Mehmet Alì e imponendo pochi anni dopo il definitivo ritiro delle truppe britanniche dalla zona del Canale e dalle basi militari che ancora gestiva.

Il 29 ottobre 1956 infatti, a seguito della nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez, truppe britanniche e francesi occuparono la zona del Canale ma i combattimenti furono arrestati dalla reazione dell’URSS e degli USA. L’intero Egitto fu cos affidato alla nuova classe dirigente espressa dai “Liberi Ufficiali”. Il successivo mancato finanziamento del progetto dell’Alta Diga di Aswān da parte della Banca Mondiale fu una delle cause dell’avvicinamento dell’Egitto, governato da Gamāl ‘Abd al-Nāser, all’URSS. Intorno al I millennio AC entrò in uso una forma semplificata dello ieratico: il demotico. La conoscenza del copto fu salvata grazie all’azione di alcuni linguisti europei del XVI secolo mentre la decifrazione della scrittura geroglifica e ieratica fu opera di Jean-François Champollion nel 1822 grazie alla scoperta di un testo trilingue: geroglifico, demotico, greco (stele di Rosetta)…

Oltre al dialetto arabo egiziano (e al copto, reintrodotto, a quanto sembra, in alcuni

Abu Simbel

Il complesso archeologico di Abu Simbel è composto da due enormi templi in roccia e si trova nel sud dell’Egitto sulla riva ovest del Nilo, vicino al Lago Nasser.  I due templi sono stati ricavati dal fianco della montagna dal faraone Ramses II nel XIII secolo AC, per intimidire i vicini Nubiani e per commemorare la vittoria nella Battaglia di Kadesh. Ai lati delle statue colossali ve ne sono altre più piccole, la madre e la moglie Nefertari mentre tra le gambe ci sono le statue di alcuni dei suoi figli, riconoscibili dai riccioli al lato del capo. Sopra le statue, sul frontone del tempio ci sono 14 statue di babbuini che, guardando verso est, aspettano ogni giorno la nascita del sole per adorarlo, in origine c’erano 22 statue di babbuini, tante quante le provincie dell’Egitto, anche se secondo un’altra ipotesi le statue erano 24 una per ogni ora del giorno. Una delle statue di Ramses è senza testa, la testa è crollata ed è rimasta ai piedi della statua, nel crollo ha distrutto alcune delle statue che si trovano nella terrazza del tempio, si tratta di rappresentazioni dello stesso faraone e del dio Horus (falco).

Sopra la porta di entrata del tempio in una nicchia scavata nella roccia, c’è la statua del dio Ra’ Ho Akthi, è il dio falco unito al disco solare, nella mano destra il dio ha il simbolo della prosperità, detto WSR, nella sinistra il simbolo della giustizia, detto MAAT. Questi due simboli uniti al disco solare Ra’ si ritrovano nel cartiglio di incoronazione di Ramsete II, quindi il faraone vuole indicare che il tempio è dedicato sia al dio che a se stesso. Ai lati della nicchia ci sono due altorilievi raffiguranti il faraone mentre fa offerta del simbolo della giustizia al dio. Ai lati delle statue poste presso l’ingresso ci sono delle decorazioni, c’è il dio del Nilo, simbolo dell’abbondanza, che lega fiori di loto, simbolo dell’Alto Egitto, con i fiori di papiro, simbolo del Basso Egitto, per dimostrare l’unione del paese. Sotto queste scene, nel lato destro, quindi a nord, sono rappresentati dei prigionieri asiatici legati con corde che terminano con il fior dei papiro, simbolo del Nord, mentre nel lato sinistro, quindi a sud, sono rappresentati dei prigionieri africani legati con corde che terminano con fiori di loto, simboli del sud.

L’entrata del tempio conduce alla grande sala dei pilastri, otto dei quali raffigurano il faraone con sembianze di Osiride, si tratta di statue alte 11 metri. Le pareti della sala nel lato destro sono ricoperte di scene che rappresentano la vittoria di Ramses nella battaglia di Kadesh combattuta contro gli Ittiti. Nel lato sinistro ci sono altre imprese di Ramses.

Da qui si entra nella sala più piccola del tempio, detta dei nobili, con quattro pilastri quadrati coperti da rilievi raffiguranti il faraone con varie divinità. Questa sala conduce al Sancta sanctorum, contenente quattro statue sedute che guradano verso l’entrata, sono da destra a sinistra, Ra-Harakhte (il falco con il disco solare), Ramses deificato, Amon-Ra (dio del sole e padre degli dei) e Ptah (dio dell’arte e dell’artigianato).

Qui, grazie all’orientamento del tempio, due volte all’anno il primo raggio del sole si focalizza sul volto della statua del faraone: il 21 febbraio, il giorno della sua nascita, ed il 21 ottobre, giorno della sua incoronazione. Dopo lo spostamento del tempio questo fenomeno si verifica il 22 febbraio e il 22 ottobre. Negli altri giorni dell’anno il sole illumina anche le altre divinità ad esclusione del dio Ptah considerato dio delle tenebre.

Il tempio minore

A nord del tempio maggiore, a un centinaio di metri, si trova il tempio, scavato nella roccia, dedicato ad Hathor ed a Nefertari moglie di Ramses. La facciata, larga 28 metri ed alta 12 metri è ornata da sei statue alte 10 metri, tre ad ogni lato della porta di ingresso. Ai lati delle statue del faraone ci sono i figli in dimensioni minori, mentre ai lati di Nefertari sono raffigurate le figlie.

E’ l’unico tempio egizio dedicato ad una regina, lo stesso Ramses lo ha fatto scrivere in una incisione nei rilievi della facciata:… L’entrata del tempio conduce ad una sala contenente sei pilastri alti 3,20 metri sulla cui sommità vi sono le teste di Hathor. Sui pilastri ci sono iscrizioni che raccontano la vita del faraone e della regina e rileivi colorati che rappresentano sia Ramses che Nefertari con alcune divinità. Alle pareti vi sono scene del faraone e della moglie che offrono sacrifici agli dei. L’ultima sala è quella con la statua della dea Hathor.

Aswan

Assuan (Aswān, popolazione 200.000) è una città del sud dell’Egitto, capitale del governatorato con lo stesso nome. Posizionata sulla riva est del Nilo alla prima cataratta, ed è un trafficato centro turistico e commerciale.

È una della zone abitate più secche al mondo: l’ultima pioggia risale al 2001.

Edfu

Edfu (detta anche Idfu) è una città situata in Egitto, localizzata sulla riva ovest del Nilo fra Esna e Aswan.

In origine la città, il cui nome era Behedet, fu capitale del secondo distretto, Terra di Horo, dell’Alto Egitto. La notorietà di Edfu è dovuta al tempio, dedicato al dio Horo, tolemaico, costruito fra il 237 AC e il 57 AC, uno dei templi meglio conservati in tutto l’Egitto.

Luxor

Luxor è una città dell’Alto Egitto, situata lungo le rive del Nilo, a sud del Cairo e a nord di Assuan.

E’ un centro molto importante dal punto di vista archeologico sia perché nella città ci sono i templi di Luxor e Karnak sia perché nelle vicinanze ci sono i siti archeologici della Valle dei Re e della Valle delle Regine.

Luxor è situata dove sorgeva l’antica città di Tebe, antica capitale dell’ Egitto al tempo del Medio Regno.

La maggior parte dell’ economia della città e della regione proviene dal turismo, la città è anche luogo di partenza di crociere sul Nilo.

A Luxor non si può negare una visita al famoso Tempio di Luxor, che Ramses II ha arricchito facendo adagiare davanti al suo colonnato un enorme pilone, a lui stesso intitolato con la rappresentazione della battaglia di Qadesh. Davanti al Pilone erano state poste due statue e due obelischi molto grandi,uno dei quali è oggi esposto a Parigi, in Place De La Concorde.

La regione dell’antica Tebe, che ingloba vari centri tra cui Luxor è famosa per la valle dei re, situata sulla sponda del Nilo opposta a Luxor, i cui siti archeologici sono: Deir el Bahari, Assassif, Ramesseo, Medinet Habu, Malpata, Deir el Medinah e il complesso dei Colossi di Mammone. La tomba del Faraone, scoperta nel 1922 dall’archeologo inglese Howard Carter conserva molti affreschi, i più importanti dei quali sono quelli del rito funebre.

A nord della città, andando verso Karnak si possono visitare il Tempio di Mantu, il Tempio di Mut e quello di Ammone. Quest’ultimo è a dir poco stupefacente; e si trova proprio al centro del complesso monumentale di Karnak.

A nord della città, andando verso Karnak si possono visitare il Tempio di Mantu, il Tempio di Mut e quello di Ammone. Quest’ultimo è a dir poco stupefacente; e si trova proprio al centro del complesso monumentale di Karnak. Tutte le opere egizie avevano un fine: quello magico. Nulla era lasciato al caso, non c’era un vero culto dell’estetica, perché anche le inezie avevano un significato profondo.

Nella Valle dei Re trionfa questo simbolismo significativo, gioielli, rappresentazioni, decorazione e affreschi, tombe ed oggetti avevano un unico fine; garantire un culto funebre il più perfetto possibile. Questo è il significato di tutti i monumenti che s’incontreranno nelle zone di Luxor e sue adiacenze. L’eternità è stata per gli egizi il motore di tutte le loro opere.

Saqqara

Saqqara è una vasta necropoli situata in Egitto a 30 km a sud della città moderna del Cairo

Il monumento di maggior rilievo è la piramide a gradoni di Djoser, considerata la più antica tra le piramidi. Mentre Menphi fu la capitale del Regno Antico, Saqqara ne fu la necropoli reale almeno fino alla III dinastia.

Sebbene sostituita dalla necropoli reale di Giza ed, in seguito, da quella della Valle dei Re presso Tebe, rimase un importante località di seppellimento e culto per più di 3000 anni fino al periodo Tolemaico ed all’occupazione romana.

I reperti di maggior interesse risalgono comunque alla III dinastia e comprendono appunto la piramide di Djoser. Quella di Unas, sovrano della V dinastia, posta a sud della piramide a gradoni ospita il più antico esempio di testo delle piramidi, serie di iscrizioni rituali che illustrano la vita dopo la morte. Queste decorazioni dell’interno della tomba sono i precursori del Libro dei morti del Nuovo Regno.

Essendo stato il complesso cimiteriale coperto dalla sabbia per quasi due millenni, fino al 1924, anno della sua riscoperta, molte tombe si sono preservate intatte sia nelle strutture esterne che nelle decorazioni interne. Per lo studio della storia dell’Egitto è importante un dipinto, scoperto nel 1861, in una tomba risalente al Nuovo Regno, in cui sono elencati i cartigli di cinquantasette sovrani da cui afferma di discendere Ramesse II. Ulteriore monumento di rilevante importanza è il Serapeo: una galleria di tombe, tagliata nella roccia, per conservare i corpi mummificati dei tori Api, adorati a Menphi come personificazione del dio Ptah. Alcune delle mummie di tori ritrovate a Saqqara si possono ora ammirare al Museo dell’Agricoltura del Cairo.

Giza

Giza (o el-Ghiza) è un pianoro roccioso che si trova alla periferia della città del Cairo in Egitto. La sua importanza è dovuta al fatto di ospitare una delle più importanti necropoli dell’antico Egitto.

La Grande Sfinge di Giza

La Sfinge di Giza è la più grande statua monolitica del mondo e fu costruita circa 4.500 anni fa.  Il monumento, che si trova a fianco del viale che conduce dal tempio a valle alla piramide di Kefren a Giza, venne probabilmente ricavato da un affioramento di roccia proprio nella zona delle cave delle pietre usate per la costruzione della piramide stessa. Il volto raffigurato è stato attribuito a quello di Kefren, sovrano della IV dinastia (2630 AC-2510 AC).

Ai piedi della Sfinge c’è una stele, chiamata stele di Thutmosi IV. Vi è impressa la storia del Faraone sopraccitato. Si narra che Thutmosi, ancora principe, avrebbe fatto riemergere la sfinge sepolta dalla sabbia, dopo una preghiera fattagli mentre dormiva ai suoi piedi. Per riconoscenza la Sfinge lo avrebbe elevato a Faraone, dell’Egitto.Da non perdere la visita a quelle che sembra essere la tomba di Osiride, il dio che sorvegliava i sotterranei della Piana di Giza. Si trova a destra della Piramide di Cheope, a sinistra della sfinge, all’altezza della piramide di Chefren. L’edificio purtroppo è chiuso a chiunque, però è possibile avventurarsi fino ad un tratto dell’ingresso della grotta, poi basta affacciarsi sulla grata, per perdersi nell’oblio, illuminato solo da qualche fioca torcia. Nelle vicinanze della Piana, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un antico villaggio, probabilmente quello che ospitava gli operai che avevano lavorato alle Piramidi.

Le Piramidi di Giza

Le piramidi sono quelle di Cheope (la più grande il cui lato misura 230 metri, alta 137 metri), Chefren (più bassa; 136,5 metri, ma posizionata su un piano di roccia più alto, quindi pare domini per altezza l’intero altopiano), Micerino ( la piramide più piccola, alta 66 metri).

Il Museo Egizio de il Cairo

Il Museo di Antichità egiziane comunemente conosciuto come Museo Egizio de Il Cairo ospita la più completa collezione di reperti archeologici dell’Antico Egitto del mondo.  Il museo è un’emanazione del Servizio egiziano delle antichità costituito dal governo nel 1835 nel tentativo di fermare l’esportazione selvaggia di reperti e manufatti. Il museo aprì nel 1858 con le collezioni racccolte da Auguste Mariette, archeologo francese al servizio di Isma’il Pasha.

Nel 1880 venne spostato all’interno del palazzo di Isma’il Pasha a Giza. Nel 1900 il museo raggiunse l’attuale sede, un edificio in stile neoclassico, appositamente costruito in Piazza Tahrir, nel centro de Il Cairo.

I pezzi di maggior pregio sono rappresentati dalla collezione dei reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, rinvenuta intatta nella Valle dei Re, dall’archeologo americano Howard Carter nel 1923.

La Sala delle mummie che contiene 27 mummie reali di epoca antica, fu chiusa al pubblico, nel 1981, per ordine del presidente egiziano Anwar Sadat. Nel 1985 è stata riaperta al pubblico una selezione di mummie di re e regine del Nuovo Regno di cui è visibile solamente il volto.

Il Cairo

Il Cairo (in arabo القاهرة; al-Qāhira) è la capitale e la più popolosa città dell’Egitto, grazie a una popolazione stimata di 15 milioni di persone. È anche la più grande città dell’intera Africa e del Vicino Oriente e attualmente è la tredicesima metropoli in ordine di popolazione al mondo.

Il Cairo è la capitale dell’Egitto. Essa è abitata da circa 7.150.000 abitanti nel suo agglomerato urbano e si estende lungo le due rive del fiume Nilo a distanza di venticinque chilometri dal delta del fiume. La città, nella sua parte vecchia e nuova è formata da 24 zone, che possono definirsi quartieri, comprensive dei comuni della provincia di Giza, piana delle piramidi compresa.

La zona di Al Azbikya costituisce il fulcro dell’attività amministrativa della capitale, anche se alberghi, ministeri ed infrastrutture si estendono soprattutto nella parte nuova della città. Nella zona orientale invece, si trovano gli antichi quartieri, con stradine caratteristiche fatte di cunicoli e vecchi edifici. Il Cairo nella sua zona industriale è un centro che negli anni si è specializzato nelle lavorazioni siderurgiche, le cui materie prime sono importate prevalentemente da Assuan e poi lavorate per essere esportate nel resto del mondo. Non trascurabile è la lavorazione della gomma e quella delle stoffe.

Questo aspetto, per niente trascurabile, ha permesso una grande espansione demografica, annoverando la città stessa tra quelle più popolose. Intorno agli stabilimenti si sono sviluppati quartieri di fascia medio alta, quindi il livello di civilizzazione, inteso quale livellamento agli standard medio borghesi è salito in maniera considerevole. Numerosi spazi verdi sono comunque restati incontaminati, in particolare nei quartieri orientali di al Darb ed al Ahmar.

Il Cairo è in continua crescita, ed il fabbisogno di collegamenti stradali e ferroviari è molto elevato. Molteplici sono le arterie nate per sopperire a quest’esigenza che negli anni è cresciuta considerevolmente. Due ferrovie, oltre alle varie strade, collegano i quartieri di Hilwan ed Helyopolis con il centro de Il Cairo, che dispone oltretutto di due aeroporti internazionali e di altri due per i voli nazionali.

Al Fayyum

Al Fayyum’ (in arabo: ألفيوم) è un governatorato dell’Egitto situato al centro del paese. La capitale del governatorato è anch’essa chiamata Al Fayyum.

Con una superficie di 1270 km² Al Fayyum è la più grande delle oasi del deserto occidentale. I suoi campi sono irrigati da un canale derivato dal Nilo detto Bahr Yussef che scorre in una depressione posta ad occidente della valle del Nilo.

La capitale del governatorato Medinet al-Fayyum si trova a 130 km a sud-ovest dei Il Cairo.

Storia

Il Fayyum era noto nell’antichità come il ventunesimosimo distretto dell’Alto Egitto, Atef Pehu (Sicomoro del Nord). Il lago vero e proprio era conosciuto durante l’Antico regno come sh (lago) o come sh-rsy (lago del sud). La principale divinità egizia venerata nella regione fu il dio-coccodrillo Sobek Il Fayyum ricevette particolare attenzione da parte dei sovrani della XII dinastia che furono i promotori di ampi lavori di canalizzazione e bonifica della regione che divenne uno dei centri agricoli di maggior importanza dell’Egitto del Medio Regno. Il lago del Fayyum, grazie ai lavori di canalizzazione, divenne un bacino di riserva, e regolazione, delle acque del Nilo. Nel corso del I millennio si ebbe un abbandono progressivo degli insediamenti , e dei terreni coltivabili, situati sulle rive del bacino interno.

Alessandia d’Egitto

La città di Alessandria d’Egitto fu fondata tra il 332 e il 331 AC da Alessandro Magno, la prima delle 32 città di questo nome, sulla costa del Mediterraneo ed è oggi il primo porto egiziano, la seconda città per grandezza dell’Egitto e capoluogo del governatorato omonimo. Il nome antico era in latino Alexandrea ad Aegyptum e in arabo al-iskandariyyah.

Si trova al 31°12′ Nord e al 29°15′ Est, 208 km a nord-ovest del Cairo, ad ovest del delta del Nilo, il cui braccio canopico, ora asciutto, si trova alla distanza di 19 km.

La città è sede dell’antico Patriarcato di Alessandria.

L’impianto urbanistico, le mura, il porto

Le dimensioni della città furono già in partenza più grandi della media delle città antiche: secondo alcuni autori la cinta muraria avrebbe avuto un perimetro di 15 km. La linea della via est-ovest, la via “Canopica” è seguita oggi dal Boulevard de Rosette, dove sono state rinvenute tracce della pavimentazione e del canale vicino alla porta di Rosetta. Un resto consistente ne fu messo in luce nel 1899 da scavatori tedeschi all’esterno delle mura orientali, in un’area ben all’interno della città antica.

La diga dell’Eptastadio (il nome deriva dalla sua lunghezza di sette stadi, collegava l’isola di Faro alla terraferma, nel punto in cui oggi si apre la “Grande piazza” con la “Porta della Luna”. Oggi è stato obliterato dall’allargamento per la realizzazione del porto moderno.

Gli altri monumenti

I palazzi reali occupavano l’angolo nord-orientale della città, sul promontorio di Lochias che dominava il porto occidentale (nella moderna zona di Pharillon. La località è attualmente sotto il livello del mare, così come il “porto privato” e l’isola di Antirrhodus.

Il “Grande teatro” sulla moderna collina dell’Ospedale, nei pressi della odierna stazione Ramleh. Nei pressi sorgeva il tempio di Poseidone o “tempio degli Dei Marini”.  Il Ginnasio e la Palestra si trovavano nella zona orientale della città, ad una certa distanza dal mare, ma la loro posizione è sconosciuta. Sconosciuta è anche la posizione del tempio di Saturno.

Il Serapeo era il più famoso dei templi della città e si trovava nella parte occidentale, nei pressi dei cosiddetti “pilastri di Pompeo”, i resti di un monumento eretto sulla bassa acropoli della città in onore di Diocleziano nel 293, di cui resta una colossale colonna in granito alta circa 30 m con il suo basamento.

Nei pressi, verso sud-ovest si trovano le catacombe egizio-romane di “Kom al Sukkfa”, con camere con architetture scolpite nella roccia e sarcofagi. Le sue gigantesche proporzioni ne fecero una delle Sette meraviglie del mondo e dal suo nome deriva il termine che designa questo tipo di installazioni. I resti della gigantesca costruzione, crollata probabilmente per un terremoto, sono oggi inglobati in un forte del XV secolo.  Nell’isola sorgeva inoltre un tempio dedicato ad Efesto. Le cause della sua distruzione sono tuttora oggetto di discussione.

Gli scavi archeologici

Le prime ricerche furono condotte da D.G. Hogarth con l’appoggio dell’Egypt Exploration Fund e della Società per la promozione degli Studi Ellenici nel 1895 e altre indagini furono avviate da una spedizione tedesca negli anni 1898-1899. Gli archeologi si trovarono però subito di fronte a due principali difficoltà: in primo luogo a causa della grande crescita della città moderna gli spazi dove è possibile lo scavo sono piuttosto limitati e soprattutto a causa dei fenomeni di bradisismo la parte costiera della città antica è attualmente al di sotto del livello del mare.

Tuttavia G. Botti, direttore del museo, condusse indagini nei pressi dei “Pilastri di Pompeo”, che condussero al rinvenimento delle sostruzioni di un grande edificio con vasti spazi sotterranei, che è stato ipotizzato fosse il Serapeo. La punta occidentale della penisola è chiamata “Ras et-Tin” e in essa si trovano l’edificio del Circolo Navale Khediviale (del 1903) e il palazzo di Ras et-Tin, costruito da Mehmet Ali, mentre la punta orientale è nota come “Qait Bey” o “Pharos”. A sud, fra la città e la palude Mareotide, corre il canale Mahmūdiyya, che sbocca nel porto occidentale.

Nel quadro di un progetto comune tra UNESCO ed Egitto, è stata costruita la nuova Biblioteca del Mondo Mediterraneo che dovrebbe poter accogliere circa 5 milioni di libri.

Siwa

Siwa è un’oasi del deserto libico, che appartiene all’Egitto e si trova a circa 300 chilometri dalla costa del Mar Mediterraneo, all’altezza di Marsa Matruh, quasi al confine con la Libia.  L’oasi di Siwa presenta la caratteristica di essere il più estremo punto orientale dove venga ancora parlata la lingua berbera (un tempo essa era diffusa in tutte le oasi del deserto orientale e giungeva fino al delta del Nilo).

Nell’antichità Siwa era nota per il tempio dedicato al dio Sole (per gli Egizi Amon), che ospitava un celebre oracolo. All’oracolo del dio Ammone (assimilato dai Greci a Zeus) si rivolse, tra gli altri, Alessandro Magno, ricevendone vaticini particolarmente favorevoli e la consacrazione a figlio della divinità. Sono nato in Egitto dove ho vissuto per trent’anni, e dove ho compiuto i miei studi fino al conseguimento della specializzazione in egittologia e guida turistica.

Bahariya

L’Oasi di Bahariya (in arabo: الواحة البحرية el-Waha el-Bahariya o semplicemente Bahariya, “L’oasi del nord”) è un’oasi del Deserto occidentale in Egitto.

Dista dal Cairo circa 420 chilometri, e giace in una depressione di forma ovale di circa 2000 km², circondata da monti e ricca di sorgenti. Si trova nel Governatorato di Giza, possiede un museo e i suoi prodotti agricoli prevalenti sono guava, mango, datteri e olive.

Storia

Bahariya era già abitata fin dal Paleolitico. Durante il Medio Regno, l’oasi fu un centro commerciale e culturale. Nel 1999 sono state ufficialmente presentate le nuove scoperte effettuate nella Valle delle mummie d’oro che sono state considerate le “maggiori e più recenti scoperte archeologiche dei nostri giorni”. Il direttore degli scavi, il dott. Zahi Hawass ha scoperto in questa località più di 10.000 mummie del I e II secolo d. C.; questi reperti sono tuttora in corso di valorizzazione. Alcune delle mummie d’oro sono state collocate in un piccolo museo. Degne di nota sono anche le tombe precristiane di Zed Amun Ef Ankh e di suo figlio Banentiu, che si trovano in un tumulo non lontano dal centro dell’oasi. I colori delle immagini e dei geroglifici si sono mantenuti particolarmente bene e non hanno nulla da invidiare a quelli delle tombe della Valle dei Re. All’interno dell’oasi di Bahariya vi sono anche i resti di un tempio dedicato ad Alessandro Magno. Alcuni egittologi ritengono che il condottiero macedone sia passato per Bahariya sulla via del ritorno dalla sua visita all’oracolo di Ammone a Siwa. Nel medioevo il “Paese delle Oasi”, ‘aml Wah (ricordato da numerosi storici: Yaqut, El Bekri, Edrisi…), che comprendeva, oltre a Baharia anche Dakhla, Kharga e Farafra, era governato da una dinastia berbera della tribù dei Lawata. Oggi comunque l’oasi è interamente arabofona.

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Farafra

Farafra (arabo: الفرافرة ), è la più piccola oasi del Deserto occidentale in Egitto. Si trova nel mezzo del deserto, a circa metà strada tra le oasi di Dakhla e Bahariya.

Farafra ha 5.000 abitanti (2002), concentrati nell’unico paese (Qasr Farafra). La maggior parte degli abitanti sono beduini. Vicino a Farafra si trovano le sorgenti calde di Bir Setta e il lago di El Mufid.

La principale attrazione di Farafra è il cosiddetto Deserto bianco (Sahara el Beyda) che si trova a 45 km a nord di Farafra. Il colore bianco crema è legato a formazioni rocciose di gesso che sono state create a seguito di tempeste di sabbia.

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Dakhla

Dakhla (arabo: الداخلة , al Dākhla), è una oasi del deserto occidentale, in Egitto.

È detta anche oasi interna per contrapposizione all’oasi di Kharga. detta invece oasi esterna.

Si trova nel territorio del Governatorato di Wadi al Jadid , a 350 km dalla valle del Nilo, a circa meta strada fra le oasi di Farafra e Kharga.

L’oasi misura circa 80 km da est a ovest e circa 25 km da nord a sud.

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Kharga

Kharga o el-Kharga è il nome della più meridionale oasi egiziana nel deserto libico e della città che sorge nell’oasi, capoluogo del governatorato di Wadi al Jadid.

Il nome (arabo الخارجة, pronuncia “classica”: al-Khārija, pron. colloquiale egiziana: al-Khārga) in arabo significa “l’esterna”, in contrapposizione a Dakhla, “l’interna”. Conosciuta nell’antichità come Oasi del sud, el-Kharga occupa una depressione del deserto libico a circa 200 km dalla valle del Nilo, dalla forma allungata, che si estende in direzione nord-sud per circa 160 km ed è larga da 20 a 80 km. La parte centrale anticamente era occupata da un lago. Kharga, un tempo, era conosciuta come una tappa lungo la pista dei 40 giorni che collegava il Nord Africa con la regione subsahariana, e che era la principale via di transito del traffico degli schiavi durante la dominazione araba.

Attualmente l’oasi ospita una popolazione di circa 100.000 abitanti, di cui secondo stime 2007 circa 61 mila nela citta di Kharga, che costituisce il suo centro più importante, e capoluogo del governatorato di Wadi al Jadid. Un servizio di autobus la collega alle altre oasi ed al resto dell’Egitto. Dal 1996 è attiva una ferrovia Kharga – Qena (valle del Nilo) – Port Safaga (Mar Rosso). Le tracce più antiche di presenza umana nell’oasi risalgono al regno antico ma i resti di maggior importanza sono di epoca tarda, tolemaica (Hebet) e romana.

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SHARM EL SHEIKH

I fondali di questo paese, sulla punta meridionale della penisola del Sinai sono i più ambiti per tutti i subacquei, ma non solo.

Si trova sulla punta della penisola del Sinai; si può raggiungere in pullman dal Cairo, in aereo da Hurgada o dal Cairo o con volo dall’Italia. Na’ma Bay, splendida insenatura sulla costa meridionale del Sinai è il fulcro della vita diurna e notturna di Sharm El Sheikh.

Viaggi in Siria

La Siria è meta ricercata per il suo ricco patrimonio storico e archeologico che va dai siti di Ebla e Mari, ai resti romani di Palmira e Dura Europos, alle città dalla ricca storia di Damasco, Aleppo (di cui è rinomata la cittadella, una delle più grandi e antiche del mondo).

La Siria, come tutti paesi dell’area, ha un clima di tipo mediterraneo, con estati calde (secche nell’interno e umide lungo la costa) ed inverni miti con escursioni termiche aumentano proporzionalmente alle quote.

La Siria è un paese ricco di storia e di cultura , ereditate dai numerosi popoli che, come i persiani e gli antichi romani, nel corso dei secoli si sono susseguiti sul suo territorio e che hanno lasciato imponenti tracce, visibili nei numerosi siti archeologici presenti nel paese.

Questo paese è tra i più affascinanti di tutto il Medio-Oriente e merita sicuramente di essere scoperto: sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO la città di Damasco, di Aleppo, di Bosra e di Palmira.

Damasco

Damasco (nome internazionale Damascus, in arabo Dimashq, دمشق ) è la capitale della Siria e una città storica nata contemporaneamente con la Mesopotamia, nell’epoca in cui questa era abitata dai Siriaci. È considerata la più antica città del mondo fra quelle abitate in maniera continuativa.

Città romana fino alla conquista araba, attuata dall’esercito musulmano guidato dal Khālid b. al-Walīd, da Abū ‘Ubayda b. al-Jarrāh, Yazīd b. Abī Sufyān, Shurahbīl b. Hasana e da ‘Amr b. al-‘Ās Damasco si arrese per accordo, conservando così la libertà di culto e i titoli di proprietà dei suoi abitanti (anche se all’epoca del califfo omayyade al-Walīd b. ‘Abd al-Malik si disse che una parte della città, inconsapevole delle trattative era stata conquistata manu militari, legittimando le autorità musulmane ad espropriare del tutto l’area sacra su cui sorgeva la Basilica di S. Giovanni Battista, trasformata nella Moschea degli Omayyadi).

Damasco fu dal 661 al 750 la capitale del califfato omayyade e fu solo con la vittoria degli Abbasidi che la sede califfale fu spostata a Baghdād. Declinò politicamente per tutto il periodo abbaside per riacquistare importanza nel periodo ayyubide e mamelucco.

Da sempre considerata paradiso del Medio Oriente ha un clima mite grazie ai molti corsi d’acqua che vi passano. Nel 1979 il centro storico della città, cinto da mura di epoca romana, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Moschee

La grande Moschea Omayyade situata nel quartiere di Bab Tuma è senza dubbio uno degli edifici più importanti e rappresentativi della città.

Fu costruita dal califfo al-Walid Abdun Malek nel 705 d.C. sopra antichi tempi e una cattedrale cristiana.

Reperti

Qui sono conservate le reliquie di Giovanni Battista, considerate sacre sia dagli abitanti del posto, in gran parte sunniti, dalla minoranza sciita, sia dai cristiani.

Deir ez Zor

Deir ez Zor (talvolta chiamata Dayr az-Zawr, Deir al-Zur) è una città della Siria, capoluogo del Governatorato omonimo.

Storia

Nel 1860 il governo turco decise l’insediamento di una postazione militare nel territorio allora praticamente disabitato, in modo da controllare le vie commerciali, che qui si incrociavano, che collegavano la Siria occidentale con Baghdad e con la Turchia orientale.

Divenne in breve tempo un punto di incontro tra i beduini ed i mercanti, diventando nel secolo XX una vera città, grazie allo sviluppo agricolo del Governatorato ed alla scoperta del petrolio nel bacino del Khabur.

Nel 1915 la città divenne una destinazione finale durante il trasferimento degli Armeni; un memoriale è stato costruito per ricordare tale tragedia.  Alla fine della Prima guerra mondiale, nel 1921, Deir ez-Zor fu occupata dai Francesi, che vi posero una poderosa guarnigione.  Durante la Seconda guerra mondiale si svolge la battaglia di Deir ez-Zor, durante la Campagna di Siria.

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Doura Europos

Doura Europos è un’antica città della Mesopotamia, situata oggi in Siria (in prossimità del villaggio di Salhieh), fondata da Seleuco I Nicatore, sulla riva destra del fiume Eufrate. Antico insediamento semitico, divenne parte dell’impero macedone sotto i seleucidi, che le diedero il nome della loro città di origine, Europo.

Venne conquistata dai Romani durante l’impero di Traiano e nel 165, in seguito ai successi militari ottenuti dai generali di Lucio Vero, venne incorporata alla provincia della Siria. Conserva i resti di una domus ecclesiae del III secolo, nota per il suo buon stato di conservazione, dovuto al fatto che l’edificio venne inglobato nella cinta muraria e quando questa crollò con tutto un terrapieno con l’assedio dei Parti del 258, fu sepolta completamente. L’edificio quindi permette una buona caratterizzazione dei luoghi di culto di questo periodo.

Interessante è anche una sinagoga affrescata, risalente alla metà del III secolo (oggi le pitture si trovano al Museo nazionale di Damasco). Queste pitture sono particolarmente importanti perché rispecchiano l’evoluzione dell’arte paleocristiana a Roma: la stilizzazione formale delle figure e la semplificazione sono legate al valore simbolico delle scene.

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Ebla

Ebla è l’antico nome dell’odierna Tell Mardikh, a circa 60 Km a sud di Aleppo, città della Siria settentrionale, scoperta nel 1964 da una missione archeologica italiana diretta da Paolo Matthiae dell’Università La Sapienza di Roma.

Un discorso a parte meritano i contatti con l’Egitto dei faraoni. In una delle sepolture infatti, quella denominata del “Signore dei capridi” venne rinvenuta una mazza da guerra egizia recante il nome del Re egiziano Hetepibra nonché frammenti, in avorio, di divinità egizie quali Hathor, Sobek, Amon.

Fondazione

Il regno di Ebla, citato peraltro negli annali di Tuthmosi III, si trovava in posizione strategica tra importanti regni dell’antichità e sono attestati contatti con l’Egitto, fin dall’età del bronzo antico o proto-siriana (2600-2300 a.C.), grazie anche alla intermediazione di una grande città cosmopolita della costa: Biblo.

Storia

Nel 2300 Ebla viene distrutta da Sargon di Akkad. Nel corso di tale opera di unificazione, viene distrutta Ebla.

Durante il periodo della cosiddetta “rinascita” (1800-1750 a.C.), Ebla incrementa i contatti con l’Egitto tanto che sono stati rinvenuti interi lotti di oggettistica egiziana nelle tombe della necropoli reale, localizzata sotto l’area del palazzo reale occidentale.

Ritrovamenti

Ad uno dei lotti sopra citati appartengono gli scettri, o mazze cerimoniali di cui una, corrosa e malridotta, recante il nome del Faraone Hotepibre (Harnejheryotef) ed un’altra, in osso, calcare, argento ed oro, molto simile alla prima rinvenuta nella c.d. “sepoltura delle Cisterne”, ma verosimilmente parte della medesima sepoltura del “Signore dei Capridi”. La mazza cerimoniale di Hotepibre presenta, sull’impugnatura, due cinocefali posti ai lati del nome reale; quest’ultimo non è racchiuso, come di consueto, nel cartiglio, ma la postura adorante dei cinocefali conferma che si tratta di una titolatura regia. A rendere maggiormente realistica tale ipotesi, si rammenti che, nel II Periodo Intermedio, si stanziarono in Egitto genti provenienti da altre aree del vicino oriente ed, inoltre, che in un certo periodo storico coincidente con la XIII dinastia la carica di Faraone divenne elettiva.

 

 

 

Krak dei Cavalieri

Il Krak dei Cavalieri (Hisn al-Akrād in arabo, cioè “Fortezza dei Curdi”) è il castello medievale per eccellenza d’età crociata. Fu la più importante e più nota costruzione militare fortificata dell’Ordine militare dei Cavalieri dell’Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme, più noto come Ordine Ospedaliero prima di diventare Ordine dei Cavalieri di Rodi e infine Ordine dei Cavalieri di Malta – oggi S.M.O.M. (Sovrano Militare Ordine di Malta). Il Krak rappresenta forse una delle testimonianze del passato medievale più affascinanti che la cultura cristiana occidentale abbia potuto lasciare in tutto il Vicino Oriente islamico.

Il Krak (che deriva dalla parola aramaica karkha, che significa “città”, conservatasi nel centro urbano transgiordanico di al-Karak, la biblica Moab) si trova a metà strada circa tra Aleppo e Damasco, a 60 Km quasi a NE di Hama. Il Krak dei Cavalieri Il Krak dei Cavalieri

Oggi in effetti non si fa più caso alla strategicità di certi passaggi, ma al tempo in cui le vie di comunicazione erano pressoché obbligate, controllare il passaggio di Homs voleva dire controllare gran parte della costa libanese tra Antiochia e Beirut e gran parte dell’entroterra siriano.

La collina, su cui il Krak dei Cavalieri è stato costruito, era originariamente il luogo su cui sorgeva una piccola fortezza chiamata il “Castello sul pendio” o “Castello Curdo”. Fu occupata nel 1031 circa dall’Emiro di Homs che vi lasciò come presidio soldati curdi per proteggere i territori interni della Siria dalla minaccia di potenziali invasori provenienti appunto dalla costa mediterranea.

La prima conquista del Krak

Le date in cui svolgono gli avvenimenti relativi alla prima conquista del Krak dei Cavalieri sono quelle della Prima crociata che videro la partecipazione di personaggi quali il borgognone Goffredo di Buglione della Bassa Lorena (Francia settentrionale) e Baldovino di Boulogne suo fratello, il provenzale Raimondo di Saint-Gilles, conte di Tolosa (Francia meridionale) e il normanno Boemondo I d’Antiochia e suo nipote Tancredi. Essi partirono dall’Europa nell’agosto del 1096 e raggiungono Costantinopoli (via terra) alla fine dello stesso anno. Nel 1097 i crociati conquistano Edessa (Baldovino di Fiandra), poi Antiochia (Boemondo) e infine Tripoli (Raimondo di Tolosa), fino alla presa finale di Gerusalemme (15 luglio 1099) affidata poi a Goffredo di Buglione.

Nel 1099, durante il passaggio della Prima crociata che si dirigeva verso Gerusalemme, Raimondo di Tolosa occupa brevemente l’avamposto, come racconta lo storico Steven Runciman nel suo libro “La Prima crociata” (ed. Piemme). Per evitare di essere uccisi e nella speranza che i crociati se ne andassero soddisfatte delle cibarie così ottenute, i Curdi fecero uscire dal castello delle greggi.  La prima incursione al Krak dei Cavalieri (gennaio 1099) precedette quindi la presa di Gerusalemme (15 luglio 1099). Dopo la conquista di Gerusalemme il destino del Krak dei Cavalieri è legato agli avvenimenti della contea di Tripoli. Prima prese Tortosa (Tartus) intorno al 1100 e poi tentò più volte di conquistare sia il Krak che la città di Homs in Siria senza peraltro riuscirvi. Si concentrò poi su Tripoli dove costruì la sua fortezza sul Monte Pellegrino a ridosso del porto della città. Morì tuttavia nel febbraio del 1105. Nel 1109 la contea di Tripoli passò al cugino di Raimondo, Guglielmo-Giordano, conte di Cerdagne, ma nella primavera dello stesso anno arrivò dalla Francia il figlio di Raimondo, Bertrando di Saint-Gilles, che rivendicava l’eredità. Diverse fonti riportano la data di conquista del Krak intorno al 1110 e quindi è plausibile che sia stato Raimondo II ad espugnarla anche se di questo episodio non si ha traccia.

Gli Ospedalieri (Ospitalieri)

Questo periodo storico vede la nascita di importanti ordini religiosi cavallereschi quali quello dei Cavalieri templari (1119) e quello dei Cavalieri dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme.  Il Krak dei Cavalieri, insieme ad altri castelli, fu donato agli Ospedalieri da Raimondo II di Tripoli nel 1144 (cfr. M. Barber “La Storia dei Templari” ed. Piemme) che da allora continuarono a presidiarlo per difendersi dalle incursioni musulmane.

La presenza dei crociati nella zona, negli anni seguenti, non fu mai tranquilla e fu sempre soggetta alle incursioni delle popolazioni musulmane di confine. Il Krak dei Cavalieri, rispetto ad altre fortificazioni, era in una posizione geografica favorevole in quanto in quel periodo le principali zone su cui concentravano i maggiori sforzi di difesa o attacco erano Gerusalemme (Israele), Damietta (Egitto), Edessa (Armenia), Costantinopoli (Turchia), Aleppo e Damasco (Siria) tutte abbastanza lontane dal Krak. Forse è questa la ragione per cui il Krak non ha subito nel corso del tempo pesanti distruzioni e si è mantenuto in questo stato fino ad oggi.

Il Krak durante le altre crociate

Nel 1144 il Sultano di Damasco, Nūr al-Dīn ibn Zankī Norandino, conquistò Edessa sconfiggendo Baldovino. Il percorso seguì quello della prima crociata, da Costantinopoli ad Antiochia a Gerusalemme.  Il Krak fu attaccato nel 1163 sempre da Nūr al-Dīn le cui truppe si scontrarono con quelle dei crociati nella valle di Buqay’a nelle vicinanze del castello. I crociati in quella occasione ebbero la meglio e mantennero il presidio della zona e del castello.

Nel 1170 muore Nūr al-Dīn e il suo regno fu preso progressivamente dal suo sottoposto curdo Salāh al-Dīn ibn Ayyūb (Saladino) che, di fatto, durante il suo regno riesce ad accerchiare in una stretta morsa tutti i regni crociati, dall’Armenia fino all’Egitto. Saladino, anche se sembra che non abbia posto mai sotto assedio diretto il Krak, intorno al 1180 fece comunque diverse incursioni nella zona della Contea di Tripoli, ma rinunciò sempre ai piani di conquista diretti perché probabilmente ritenne le difese troppo difficili da scardinare. È interessante la nota dello storico dell’epoca Guglielmo di Tiro che in questo periodo scrive a proposito di una delle scorribande di Saladino all’interno del triangolo di castelli crociati Chastel Blanc, Krak dei Cavalieri, al-Arimah: “Il conte di Tripoli aveva riunito i suoi uomini nella città di Arqa (Nord Est di Tripoli), attendendo l’opportunità di combattere il nemico senza incorrere in serio pericolo.  La data più importante del periodo è il 4 luglio 1187, data in cui Saladino sconfisse i crociati molto più a sud nella battaglia di Hattin tra Gerusalemme e il lago di Tiberiade.  Tra il 1187 e il 1271, anno in cui i crociati sono costretti ad abbandonare il Krak dei Cavalieri, si susseguirono numerosi avvenimenti tra cui:

* la Terza crociata intorno al 1197 che vide la partecipazione di Federico I di Germania Barbarossa (che perì in Asia Minore), Filippo di Francia (che arrivò fino ad Acri e tornò indietro) e Riccardo Cuor di Leone che proseguì fino a Gerusalemme, la mise sotto assedio e concordò con Saladino un libero accesso alla Città Santa.

* La Quarta crociata intorno al 1202 portò al saccheggio di Costantinopoli da parte dei crociati che posero sul trono Baldovino di Fiandra.

* La Quinta crociata 1218-1221 vide un cambiamento di strategia e i crociati dalla base di Cipro puntarono direttamente al cuore del regno di Egitto che in quel momento rappresentava la fonte di ogni minaccia per gli insediamenti latini di oriente cercando di conquistare la città di Damietta senza successo. Alla fine dei 10 anni (1244) Gerusalemme fu di nuovo saccheggiata e riconquistata dai musulmani d’Egitto del regno ayyubide.

* La Settima crociata e Ottava crociata dal 1250 al 1270 circa videro all’opera il Re di Francia Luigi IX.

Nell’ultimo periodo l’avanzata dei Mongoli, la forza dei musulmani d’Egitto, l’incapacità da parte dei signori cristiani occidentali di concludere un’accettabile alleanza con i Bizantini, le rivalità interne di Outremer fecero sì che alla fine del XIII secolo la presenza dei crociati nella zona che va dall’Armenia all’Egitto si riducesse drasticamente, scomparendo gradualmente negli anni a venire.

La fine del Krak dei Cavalieri

Il Krak dei Cavalieri seguì quindi questi eventi che lo videro testimone quasi per intero della presenza dei crociati cristiani nel Vicino Oriente per quasi 200 anni. Fu infatti durante l’inverno del 1271 che al-Malik al-Zāhir Baybars, sultano mamelucco d’Egitto, nella sua progressiva riconquista di quelli che erano stati gli insediamenti latini, “assediò il castello per vari giorni (3 marzo – 8 aprile), colpendolo con i proiettili delle sue catapulte prima che le sue truppe cominciasser l’attacco finale per occupare il castello, porta a porta, torre a torre”. Un piccione viaggiatore fu inviato al castello con un

Palmira

Palmira fu in tempi antichi una importante città della Siria, posta in una oasi 215 km a nord-est di Damasco e 120 km a sud-ovest del fiume Eufrate.

Il nome greco della città, Palmyra (Παλμυρα), è la fedele traduzione dall’originale aramaico, Tadmor, che significa ‘palma’. Tadmor (anche Tadmur) (in Arabo تدمر) è l’attuale nome della cittadina sorta in possimità delle rovine, che dipende quasi esclusivamente sul turismo.

Storia

La città è menzionata per la prima volta negli archivi di Mari nel 2° millennio a.C. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete commerciale che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale. Tadmor è citata anche nella Bibbia (Secondo libro delle Cronache 8.4) come una città del deserto fortificata da Salomone. La città di Tamar è menzionata nel Primo libro dei Re (9.18), anch’essa fortificata da Salomone.

Quando i Seleucidi presero il controllo della Siria nel 323 a.C. la città fu abbandonata a sé stessa e divenne indipendente. Palmira fiorì come città carovaniera durente il I secolo a.C.

Nel 41 a.C. Marco Antonio cercò di occupare la città, ma fallì nel tentativo. In seguito Palmira divenne parte della provincia romana di Siria durante il regno di Tiberio (14-37).  Nel 129 Adriano visitò Palmira e la proclamò città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana.

A partire dal 212, il commercio palmireno diminuì a causa dell’occupazione sassanide del Tigri e dell’Eufrate. Nel 272 Aureliano la sconfisse e Palmira divenne una base militare per le legioni romane.

Diocleziano fortificò la città, assegnandole molte più legioni, per cercare di difendere Palmira dalle mire dei Sassanidi.

Durante il periodo della dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città cadde ben presto in rovina.

Resafa

Le rovine di Resafa (in arabo: الرصافة‎) sorgono nel deserto siriano, a soli 35 km a sud dell’Eufrate, dove confluivano le vie carovaniere che portavano verso Dura Europos a sud-est e verso Aleppo ad ovest. Da Palmira e proveniente da Bosra, la famosa strada lastricata costruita da Diocleziano si dirigeva verso l’Eufratesia con stazione in questa città. Grandi traffici giungevano sotto le sue mura, e Resafa fungeva anche da centro di controllo, fornendo protezione al commercio minacciato dalle tribù locali. Per indicare la città si possono trovare anche il nome Rasappa (nell’antica lingua siriaca); più tardi Rhisapha; nella Vulgata troviamo Reseph (2Re 19,2; Isaia 37,12).

Storia

Si può supporre che la città sia stata costruita prima del IX secolo a.C. e che fu presto dominata dagli Assiri, la cui presenza è testimoniata da alcuni elenchi che nominano governatori di tale nazionalità nella regione tra l’839 e il 737 a.C. In questi elenchi Resafa appare come la capitale della provincia di Laqe; dalle menzioni bibliche (Isaia 37,12 e 2Re 19,12)si apprende che la strada del deserto dall’Eufrate a Palmira esisteva già e passava per la città di Resafa. L’eredità assira nella regione toccò agli persiani che, nonostante la solida organizzazione data al loro regno, non riuscirono a resistere all’avanzata di Alessandro Magno. Con la divisione dell’immenso regno del Macedone, la Siria cadde sotto il controllo della dinastia dei Seleucidi.

Basilica della Santa Croce

Al complesso di rovine più ampio della città e che comprende resti di epoca sia bizantina che araba, appartiene la Basilica A, nota anche come basilica di San Sergio dalla presenza, sui capitelli della navata centrale, del nome di questo vescovo. Grazie al ritrovamento dell’iscrizione di dedicazione possiamo dire con esattezza che la basilica era dedicata alla Santa Croce. L’edificio è a pianta rettangolare; l’abside a ferro di cavallo, che accoglieva l’altare e il synthronon o seggio vescovile, è fiancheggiata da due vani laterali di forma quadrata collegati ai piani superiori.

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